Anna Maria Levi

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1921-2013

Quando ho conosciuto Anna Maria Levi, lei aveva già 89 anni, ma non si notava nessun segno di vecchiezza né nei suoi movimenti, né nel suo spirito. Andai a visitarla nella sua casa di Trastevere, piena di cimeli, di vecchie fotografie, di disegni di qualità, alcuni fatti da lei stessa, dato che era stata anche artista, allieva dello scultore Roberto Terracini. Mi trovai davanti ad una donna vivace intelligente, anticonformista dotata di grande capacità critica verso il mondo circostante. “Pensa”, mi disse, “che sono nata il giorno 27 gennaio, e guarda adesso come hanno rovinato questo giorno (alludendo al Giorno della memoria) il mio compleanno è, per forza, carico di memoria, troppo carico”. Parlare con lei voleva dire passare in rivista tutta l’intellettualità democratica piemontese: Vittorio Foa, Franco Antonicelli, Adriano Olivetti, Ada Gobetti, Bianca Guidetti Serra, Giorgio Agosti, Franco Momigliano, Alessandro Galante Garrone, le gemelle Rita e Paola Levi Montalcini. Una vita certo non banale la sua, come quando decise di lasciare la madre e il fratello, Primo, al Col de Joux per riunirsi al suo fidanzato a Torino, quel Franco Tedeschi più tardi arrestato alla frontiera italo-svizzera mentre tentava di portare nella Confederazione il vecchio padre. E poi, mi descrisse il rifugio successivo della sua mamma, Ester Luzzatti, nella zona partigiana del Torrazzo sulla Serra di Ivrea così: “una volta, l’andai a cercare per farle una visita e, in fondo ad una strada, la vidi con il secchiello in mano che incollava sui muri manifesti partigiani”. Quanto alla sua attività di trasporto di stampa clandestina: “mi divertivo moltissimo” dice “ho conosciuto tante persone interessanti, avevo incontrato Ada Gobetti, collaboravo con lei, fu lei a procurarmi documenti falsi, tre diverse carte di identità con nomi diversi, ma con la stessa mia fotografia ”. E per il dopoguerra, ricorda la sua attività come vice segretaria del CLN Piemonte e il suo viaggio nel 1960 negli Stati Uniti durato un anno: New Mexico, San Francisco, città toccate con un lunghissimo giro, fatto sugli autobus della Greyhound, “l’unico modo per viaggiare veramente in America”, mi dice.

Al suo ritorno in Italia, iniziò la sua attività di segretaria editoriale della rivista “International Journal of Community Development” creata da Adriano Olivetti, base intellettuale dell’utopia secondo la quale i progetti industriali devono tenere conto che il profitto deve essere reinvestito a beneficio della Comunità. A Anna Maria che voleva trasferirsi a Roma, Olivetti disse “vada a visitare un po’ il Sud , vada a Matera dove c’è un progetto per la ristrutturazione dei Sassi, una città satellite di nome La Martella”. Lavorò per quella rivista 20 anni.

Si sposò tardi, a 45 anni. Suo marito, Julian Zimet, conosciuto a Roma, è stato un importante sceneggiatore di film di Hollywood, era comunista, ha avuto molti problemi con il “maccartismo”. Mi ha mostrato centinaia di foto di lei e della sua famiglia, davanti ad ognuna sostava per commentare, scherzare, ridere di se stessa e della sua vita un po’ randagia. Ad un certo punto, mi fermo davanti ad una foto che la ritrae, abbronzata, con grandi occhiali neri, i capelli avvolti in un foulard, tipo Greta Garbo: “sembri una persona molto affascinante” le dico, e lei, ridendo: “affascinante, no, ero solo spiritosa, in questa fotografia posavo, tanto che quando mi sposai con Julian nel 1967 in Comune, mio fratello Primo disse: “tuo marito capirà che sei spiritosa?”.

Liliana Picciotto, 2013